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Contaminazione chimica degli alimenti: occhio ai pesticidi!

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Un aspetto relativamente recente dell’igiene degli alimenti è rappresentato dalla contaminazione dei prodotti alimentari da sostanze chimiche o xenobiotiche (cioè estranee all’ambiente naturale). La comparsa di questa problematica è strettamente collegata allo sviluppo economico, urbano, industriale e tecnologico dei Paesi occidentali ed oggi particolarmente di quelli emergenti, come Cina e India. I residui chimici rappresentano un potenziale rischio per la salute umana e animale e possono provenire da: pratiche agronomiche (in primis dai pesticidi); attività zootecniche (ormoni, antibiotici, ecc…); inquinamento ambientale di origine industriale e urbano; cessioni da parte di macchinari e contenitori; coadiuvanti tecnologici.

Se da un lato l’impiego degli antiparassitari ha portato a tanti miglioramenti sul profilo della produttività agricola e, conseguentemente, sull’aumento delle disponibilità alimentari, l’impatto ecologico dei pesticidi ha condotto a inquinamento ambientale e alterazione degli equilibri tra organismi viventi e ambiente naturale. Come problematica igienico-sanitaria, i pesticidi possono dare fenomeni di tossicità acuta e cronica. Solitamente le intossicazioni acute interessano gli utilizzatori professionali, che manipolano queste sostanze e possono essere coinvolti in episodi accidentali. Per la contaminazione alimentare, il rischio di intossicazione è di tipo cronico, in quanto legato alla permanenza dei residui di pesticidi negli alimenti e nelle acque. La velocità di decadimento di un principio attivo, variabile da sostanza a sostanza e dalla coltura su cui viene applicato, permette di stabilirne l’intervallo di sicurezza, cioè il tempo che deve intercorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta. Se ad oggi la sostituzione totale della lotta chimica non appare come una soluzione realistica, è tuttavia necessario puntare sulla razionalizzazione dell’impiego dei pesticidi, per minimizzarne l’impatto sulla biosfera: l’utilizzo corretto, nel rispetto degli intervalli di sicurezza, permette di raggiungere valori analitici negli alimenti entro i limiti fissati dalla legge.

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